sabato 12 febbraio 2011

scritture

La scrittura è un insieme di segni convenzionali creati per riprodurre una lingua e se il segno, come dice Eco, è “aliquid che sta pro aliquo”, allora ne seguirà lo statuto fondamentalmente referenziale della scrittura stessa. Al di là di questo gioco di pseudoequivalenze e rinvii tra segni, lingua e realtà, le scritture si manifestano evidentemente come sistemi codificati con una loro fisionomia, un aspetto figurale. “Scritture” nasce proprio dalla volontà di trasferire l’attenzione dalla “lettura del significato”, di cui la scrittura è portavoce, all’immagine di ogni singolo segno; di far rivivere scritture che, per la maggior parte, hanno visto estinguersi la loro utilità sociale con la scomparsa delle civiltà che le avevano ideate, e portare alla luce la loro valenza evocatrice, la loro vitalità estetica. La scelta è caduta soprattuto su scritture arcaiche, quelle che hanno segnato il passaggio dal Neolitico alle età dei metalli, scritture che il tempo ha caricato di un’aura misteriosa, mistica, magica; qui, estraniate dai loro supporti tipici (papiro, pergamena, pietra…) e trasferite su una superficie monocromatica, vivono della sola struttura segnica. Come sotto una lente d’ingrandimento, ogni segno è isolato, portato in primo piano per esaltare la purezza di una forma frutto di una lenta evoluzione, per cercarne l’origine nella geometria di linee e curve o nelle libere evoluzioni della mano. Ogni segno è trattato come oggetto, fatto interagire nello spazio con altri segni, alterandone le dimensioni, ma mantenendone intatta la struttura paradigmatica per porre l’accento anche sul modo con cui supporti e strumenti di scrittura incidano sulla fisionomia dei segni stessi. In questo senso la scrittura costituisce sempre l’impronta di qualcosa di materiale, di “fisico”. Scritture che tornano così a rivivere nello spazio in una varietà combinatoria di relazioni geometriche, dinamiche, ritmiche assolutamente indipendente dal significato originario.