domenica 27 febbraio 2011

laboratorio di resistenza permanente - fondazione mirafiore - febbraio 2011 - incontro con carlo petrini


Lo scenario internazionale per quanto riguarda la perdita di risorse, la loro cattiva gestione, l'ingiustizia sociale che ne deriva, la perdita di biodiversità ecc. è abbastanza drammatico, ma non è mia intenzione riportare dati e e dinamiche che Petrini ha esposto con coscienza di causa. Ho preso appunti in merito, ma basta rovistare su internet per farsi un'idea.

Una delle cause che lui trova per tutto questo è la perdita della comunità agricola, della dimensione rurale dell'agricoltura. Oggi si parla di impresa agricola e quindi di profitto come obiettivo principale. Anche la politica agricola comunitaria ha sostenuto e incoraggiato questo modello economico non considerando come esso sia stato e sia tuttora estremamente dannoso, dannoso in termini di perdita di beni comuni. Per beni comuni intendiamo un vasto patrimonio materiale e immateriale che comprende i beni primari (come le risorse alimentari e l'acqua) ma anche il paesaggio, la storicità di un territorio, le tradizioni, la cultura…

Attivarsi per la difesa dei beni comuni è il primo passo da fare, è il nuovo modo di far politica. Questo nuovo modo di far politica ha necessariamente dimensione locale perché è sul locale che le nostre azioni possono influire. Creare strutture leggere per la salvaguardia di questi beni e per diffusione di pratiche virtuose.

Cominciare a far sì che cambi il nostro pensiero è già di fatto attuare il cambiamento. Sono uscita da un'ora e mezza di dibattito appassionato con la consapevolezza che se ne parla di questi argomenti, molto e ovunque. La presa di coscienza è diffusa molto più di quanto crediamo, solo che coinvolge soprattutto la base della società e poco i suoi vertici. Ma prima o poi i vertici saranno costretti a rendersene conto.

Il nostro pensiero deve andare oltre lo spazio che abitiamo. Non considerare seriamente il problema significa comunque fare una scelta e avere la propria parte di responsabilità nell'andamento delle cose.
Dobbiamo dedicare del tempo per informarci, molto e su tutto. È fondamentale. L'informazione ci permette di agire nella nostra vita quotidiana con consapevolezza e responsabilità. Decidere, per esempio, di non acquistare certe cose perché finanziano sistemi economico-sociali malati o attivarsi per difendere l'acqua pubblica non significa essere idealisti.
Mi sono premurata di cercare la parola "idealista" sul dizionario: "chi segue nobili ideali senza tener conto della realtà pratica". Qui invece si tratta proprio di considerare la realtà pratica, di avere coscienza di com'è e di agire di conseguenza per salvaguardare non ideali astratti ma cose molto concrete come ciò che mangiamo, la terra su cui abitiamo, in una parola il nostro futuro.

La situazione è destinata comunque a cambiare, che lo vogliamo o no. Possiamo scegliere se arrivare al cambiamento preparati o meno, possiamo decidere se parteciparvi per far sì che sia un passaggio meno traumatico possibile o lasciare che ci travolga. Ma qualcosa lo possiamo fare, tutti.